Piccolo è bello, ma insieme è meglio

E’ stato il leimotiv per decenni “piccolo è bello”, ad esaltare giustamente tutta quella creatività che imprese artigiane e PMI, spesso a carattere familiare, hanno espresso e anche imposto a livello internazionale.

La pandemia economica che sta seguendo quella sanitaria, ha messo in crisi questo modello. Un po’ perchè il “piccolo” soffre naturalmente di più di fronte ad eventi eccezionali e imprevisti come l’improvviso incombere del Covid19, ma un po’ anche in relazione al fatto che per troppo tempo si è vissuto di demoralizzante competizione sul territorio, di difesa dei propri orticelli. Questo approccio non ha favorito aggregazioni spontanee che traessero vantaggi dall’unione di produzioni combinabili grazie all’espandersi di nuove piattaforme tecnologiche come quelle che gestiscono l’IoT.

Al contrario le grandi aziende in Italia sono oggi sempre più attive con fusioni e acquisizioni per guadagnare capacità nel digitale e alimentare la crescita di new business.

E’ il momento che anche le PMI affrontino queste opportunità; fusioni societarie potrebbero garantire l’irrobustimento di realtà che si sono riscoperte fragilì, creare nuovi processi di filiera, all’interno di uno sviluppo dei c.d. Distretti industriali, spesso tali a parole, ma vuoti nei contenuti.

di Antonio Conte