Cosa c’entra Renato Pozzetto con l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza? C’entra! C’entra!

Nell’esilarante film “Il ragazzo di campagna” una delle battute ricorrenti del comico milanese è quella in cui alle richieste sul suo stato da parte della madre contadina risponde meccanicamente “Ho interessanti prospettive per il futuro”.

Questo è stato finora anche l’atteggiamento di certi imprenditori che trovandosi in difficoltà nel presente, tentano di esorcizzare lo stato di crisi appellandosi a quelle che presumibilmente possono rappresentare in un tempo a venire opportunità di sviluppo del fatturato.

Non stiamo parlando di farabutti che complottano per mandare a gambe all’aria i propri creditori, ma di persone che spesso rischiano anche del loro perdendo di vista il corretto rapporto tra le componenti economiche e la loro manifestazione finanziaria.

Questione che invece mette bene a fuoco il Codice che entrerà in vigore il prossimo 15 luglio, laddove identifica come elemento di crisi “l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi”.

Per farla un po’ più tecnica e sintetica: non solo EBIT, ma anche e soprattutto DSCR. Quindi ben vengano le interessanti prospettive di lavoro, ma a patto che  …. Taaac! …. entri il cash nei tempi opportuni.

Non è affatto raro incontrare piccole imprese dove il titolare storico ha ormai raggiunto il diritto alla pensione e ha avuto la fortuna di avere figli che intendono proseguire nell’attività di famiglia.

Il più delle volte la visura camerale ci restituisce l’immagine di ex titolari d’azienda che appaiono quasi marginalmente con quote più o meno significative del capitale sociale e le nuove leve inserite nei ruoli di amministratori unici, o delegati se in presenza di CdA.

Tuttavia, nel momento in cui si entra un po’ più in contatto con l’azienda e si propongono soluzioni organizzative e operative che vadano oltre la consuetudine del passato, ci si rende conto che (ovviamente non sempre, ma in diverse occasioni si) la vecchia guardia, a prescindere dalla foto di gruppo camerale, è ancora ben presente nel corpus aziendale con una forza derivata dai vincoli di parentela capace di incidere fortemente sulla direzione dell’impresa.

Di fatto ci si trova di fronte ad uno “pseudo dominus”; convinti inizialmente di poter discutere con delle nuove generazioni di innovazione nei processi, si coglie ben presto che a carica formale non corrisponde libertà decisionale. Le briglie sono ancora ben strette da chi per tanti anni ha condotto l’azienda con risultati innegabili, tali da poterne consentire la sopravvivenza ed il passaggio in altre mani, ma che proprio per questo coinvolge l’intera struttura nell’atteggiamento di paura di fronte al cambiamento, in nome del sacro “si è sempre fatto così”.

Atteggiamenti di questo tipo non possono essere banalmente stigmatizzati o ridicolizzati, ma analizzati con cura per individuare e suggerire un coinvolgimento in termini di cultura aziendale utile a superarli.